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"Venuto al mondo": presentato il film a Torino

Scritto da Samuele Pasquino   
Mercoledì 07 Novembre 2012 17:00

almondoTorino, 7 novembre 2012. Un altro film italiano viene presentato con orgoglio nella città della Mole, che ne ha peraltro ospitato buona parte delle riprese: Venuto al mondo, diretto dall'impegnatissimo Sergio Castellitto, trae forma e bellezza dall'omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mazzantini, ormai affermata autrice letteraria capace di imprimere forza narrativa e intensità nelle pagine dei suoi celebri manoscritti. Il contributo della Film Commission Torino Piemonte alla realizzazione della pellicola è stato anche in questa occasione fondamentale. Presente nella sala "Il Movie" di Via Cagliari 42 un nutrito gruppo di giornalisti appartenenti a numerose emittenti radiotelevisive, nonchè alcuni studenti della celebre Scuola Holden. La proiezione in anteprima del film, che uscirà ufficialmente nei cinema l'8 novembre, ha preceduto la conferenza stampa di rito, alla quale hanno partecipato Castellitto, la Mazzantini e il produttore Roberto Sessa. Ad affiancarli con grande piacere il direttore della Film Commission Davide Bracco, l'amministratore delegato della Film Investimenti Piemonte Paolo Tenna e Luca Beatrice, presidente del Circolo dei Lettori, chiamato a moderare l'incontro. In prima fila l'assessore alla cultura Michele Coppola.almondo1

Molto interesse e curiosità ha suscitato la straordinaria storia di Gemma (Penelope Cruz), giovane donna che trova nel fotografo Diego (Emile Hirsch) l'amore della sua vita, poi perduto nei tristi anni della guerra dei Balcani, durante l'assedio di Sarajevo. Tempo dopo la donna torna con il figlio Pietro (Pietro Castellitto) nella cittadina per una mostra sulle fotografie delle vittime dell'assedio, tra le quali sono inclusi anche alcuni scatti dell'uomo. L'incontro con il vecchio amico Gojko la condurrà a una sconcertante verità.

"Venuto al mondo" è un film che colpisce per la potenza delle immagini, per i giochi di sguardi, un film ben poco letterario e molto suggestivo. Sotto questo aspetto risulta straordinario.

almondo2Sergio Castellitto: "La parola scritta di Margaret Mazzantini è una parola di per sé carica di immagini e il film dissotterra, se vogliamo, quelle immagini senza però evidenziare il rapporto stretto fra il dettaglio visivo e la parola, pur rimanendo il più delle volte fedele all’origine letteraria."

E' parso un film assai poco italiano e maggiormente internazionale, a partire dalla scelta eccellente di lavorare con la doppia lingua

S.C: "Sì, la doppia lingua è una delle armi del film, permette allo spettatore di viaggiare e capire, in un certo senso, dove la scena si sta svolgendo e quali personaggi sono coinvolti. Questo ha consentito una particolare naturalezza. Il romanzo della Mazzantini attraversa letteralmente il tempo e lo spazio."

Il tuo libro racconta per un lungo tratto una storia scabrosa, ovvero una guerra combattuta a pochi chilometri da casa, una guerra di cui oggi, forse, non si parla neanche più ma che ha segnato allora i destini di un’intera generazione. E’ straordinario nel film l’uso drammaturgico della musica, che riassume questo racconto e lo fa con incredibile intensità.

almondo3Margaret Mazzantini: "Nel libro sono descritti personaggi che palesano delle mancanze, a cominciare dalla protagonista Gemma, per poi arrivare a Diego e a questa combriccola di ragazzi un po’ matti. Tutti quanti intraprendono un loro percorso di vita, reso molto bene nel film di Sergio, anche se si critica spesso il cinema per l’abitudine di togliere elementi letterari anziché aggiungerne. A mio avviso i passaggi, sebbene un po’ tirati, vengono comunque rispettati, il film rispecchia quasi in tutto e per tutto il romanzo. Si tratta di una storia d’amore dove due persone, Gemma e Diego, si incontrano come a confluire in un’unica parte del mondo e in un’unica situazione. Quello che riescono a fare è sottrarre un bimbo appena nato alla crudeltà di una guerra, lo portano via da quell’orribile contesto. Il bambino, sebbene concepito tramite un atto diabolico, è un piccolo angelo senza colpe."

S.C: "Il discorso che Luca (Beatrice n.d.r.) faceva sulla musica mi pare molto, molto appropriato. Lo stile del melodramma è uno degli strumenti narrativi che io ho tentato di usare operando un certo controllo. Per me il melodramma corrisponde a un coltello che apre le ferite e la musica mi ha permesso di congelare il calore che il melodramma, in qualche modo, produce. I servizi giornalistici e i video nudi e crudi, non filtrati, come ad esempio la morte di Gheddafi ripresa con l’I-Phone, contengono una potenza cinematografica incontrollata. Il cinema, perciò, non si deve “immeschinire”, deve poter significare qualcosa. La morte del mio ragazzino di Damasco, che spinge di corsa il padre sulla sedia a rotelle, è una morte teatrale, non riscontrabile nella realtà."

almondo4Roberto Sessa: "Abbiamo scelto Torino, dove peraltro si girano ormai tanti film e fiction televisive, perché poteva secondo noi assolvere le richieste di una pellicola la cui ambientazione risulta fondamentale. A Sarajevo abbiamo riscontrato delle difficoltà e con Sergio non eravamo tranquilli. Al che lo scenografo ci ha consigliato la città della Mole avendoci già lavorato prima. Ci si è aperto un mondo, tant’è che, dalle due settimane previste per la lavorazione torinese siamo passati a cinque. Sfido inoltre chiunque a capire quali scene abbiamo girato qua e quali là. Ci siamo trovati benissimo, la città ci ha accolti con garbo e gentilezza, un’esperienza da ripetere."

M.M: "Io e Sergio siamo molto legati a questa città, abbiamo amici qui e, probabilmente, verremo a viverci in futuro."

S.C: "Chiedo alla Film Commission se è possibile trovarci un appartamento, lo compriamo subito. (scherza)"

A Davide Bracco il compito di illustrarci il metodo di lavoro della Film Commission Piemonte, che risulta essere un vero e proprio modello da seguire rispetto alle altre realtà nazionali.almondo5

D.B: "Ringrazio innanzitutto Roberto e Sergio per averci scelto. Il nostro lavoro si basa, ovviamente, su numerosi sopralluoghi e sull’abilità di un’ampia squadra di tecnici che ci permette di essere competitivi. E’ altresì importante il grande contributo dei nostri soci e consiglieri, come ad esempio Michele Coppola, qui presente oggi. Film Commission si impegna attivamente a sostenere la produzione locale e nel rientrare in questi progetti a carattere addirittura nazionale non si può che esserne orgogliosi."

La famiglia Castellitto come vive il coinvolgimento collettivo in un progetto cinematografico?

S.C. "Ritengo che lavorare con Margaret sia un privilegio, i suoi romanzi sono potenti, intensi. Mio figlio Pietro ha intrapreso la carriera d’attore in un momento della sua vita in cui vede le cose in maniera semplice, scanzonata, senza troppe illusioni, per fortuna. Studia filosofia all’Università, per me va bene che interpreti film, l’importante è che si laurei…sono un padre all’antica."

 
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