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Bellocchio parla della sua "Bella addormentata"

Scritto da Samuele Pasquino   
Venerdì 21 Settembre 2012 08:45

bellocchiocastTorino, Cinema Massimo, 20/09/2012. Può essere a buon diritto definita una serata speciale quella che ha visto l'impegnato regista Marco Bellocchio godere dei più che meritati applausi, rivolti al suo film "Bella addormentata", nelle sale già dal 6 settembre ma al centro di ampi dibattiti un po' in tutta Italia. Sotto la Mole, il cineasta ha fornito un esauriente commento al pubblico a seguito della proiezione preliminare della sua significativa pellicola, che promette di far discutere per molto tempo. All'incontro, aperto a tutti, erano inoltre presenti gli attori Pier Giorgio Bellocchio e Alba Rohrwacher, che sono intervenuti con la moderazione estremamente efficace e professionale del direttore del Museo Nazionale del Cinema Alberto Barbera, padrone di casa dell'evento organizzato dal tempio piemontese della Settima Arte. Bellocchio ha dimostrato di credere fermamente nel proprio progetto cinematografico, esprimendo una notevole disinvoltura nella spiegazione contenutistica, armato di necessario pragmatismo e sensibilità da vendere. Non di meno gli interpreti, coinvolti dai personaggi e dal loro ruolo attivo nella vicenda raccontata. In effetti appare arduo mantenere una visione distaccata e serbare sfoghi emotivi di fronte a una trasposizione su grande schermo di un dramma, quello di Eluana Englaro, così spiazzante e al contempo vivo nonostante gli anni passati. Le storie che ruotano attorno al fatto tragico, non è un segreto, vorrebbero poter scuotere le coscienze di chi assume posizioni rigide e apparentemente inamovibili riguardo a scelte, considerazioni e attuazioni facenti parte di un generale quanto profondo nucleo morale ancor prima che sociale. Bellocchio, incline dall'inizio della sua carriera al racconto sofferto e ragionato (in termini di emotività e ragioni obiettive), esplica una prospettiva molto laica ma sincera, e lo fa con tatto, notevole capacità dialettica e immediatezza caratteristici di un autore affermato ma sempre attento alle evoluzioni sociali.

bellocchiocast1"Tutto nasce da un grande coinvolgimento personale innanzitutto come cittadino. Anch’io ho seguito gli ultimi giorni di vita di Luana Englaro, constatando che, con la sua morte, si era innescata una corsa frenetica da parte della maggioranza di allora al voto per evitare che si interrompesse l’alimentazione. E’ chiaro che tutti noi, in qualche modo, ci siamo schierati emotivamente da una parte o dall’altra e io ero dalla parte di Beppino Englaro. Purtroppo non ho pensato subito di fare un film, avevo in cantiere un altro progetto che si chiamava “Italia mia”, incentrato su un personaggio molto simile a Berlusconi. Questo film non si è potuto fare poiché non ho trovato nessuno disposto a produrlo, cosicché mi è tornata alla mente la triste storia di Eluana e la volontà di raccontare altre storie intorno alla vicenda: la prima che ho deciso di sviluppare è stata quella della tossicodipendente e del medico, drammaturgicamente mi piaceva."

E qui, finalmente, il regista svela direttamente a chi si riferisce il titolo:

"Posso dire che, in realtà, la bella addormentata è il personaggio interpretato da Maya Sansa. Ho pensato che questo corpo a corpo con il giovane medico, che non è uno psichiatra, ma che contrappone la sua libertà di impedirle di morire alla libertà di lei di voler morire, potesse essere un episodio interessante da narrare. Sono poi seguiti gli altri racconti, contraddistinti da scelte importanti, morali e personali."

bellocchiocast2A chi pensava che la pellicola potesse essere una descrizione del dramma di Eluana, il regista risponde:

"Il film non si concentra su Eluana Englaro ma su ciò che si forma intorno. E’ naturale pensare che la pellicola sia su Eluana, a livello mediatico si è orientati a pensarlo, tuttavia è anche umano catalizzare l’attenzione sul caso che l’ha coinvolta, giornalisticamente è quasi scontato porre al centro di tutto la persona. Questo bagaglio di storie costituisce una grande lotta per la vita. Alcuni hanno detto che per certi versi il film lo si trova anche divertente…beh, è un’affermazione molto azzardata, non è così, ma al contempo non è neanche troppo lugubre; sono presenti dei personaggi che si battono per una propria identità umana."

Alberto Barbera: Da sempre questi film suscitano una reazione da parte del pubblico molto forte e critiche, a volte pesanti, da parte della stampa. Molti giornali hanno accusato la pellicola di parlare di morte e non di risvegli, invece è proprio il risveglio il concetto principale cui si intende pervenire… 

Marco Bellocchio: "A quei tempi, nel 2009, la temperatura era molto alta e sussistevano delle contrapposizioni notevoli ed evidenti. Nel corso dei numerosi incontri con gli spettatori ho carpito un’attenzione costante da parte di individui di rigida formazione cattolica e di altri di orientamento formalmente laico, questo significa che dal film non traspare ciò che penso io, non ho infatti mai avuto intenzione di dare cinematograficamente un’opinione personale né di schierarmi. Parlare di tutto e cercare di rappresentare un po’ tutte le posizioni, ecco il vero intento della pellicola. E’ venuto da sé che il personaggio di Maria incontrasse una mia personale preferenza, in quanto risultava molto interessante raccontare la storia di questa ragazza decisa a manifestare pubblicamente a Udine, in visita a La Quiete, che trova persino l’amore di un ragazzo schierato dall’altra parte, lasciandosi così andare, trasportare da un rapporto in cui né l’uno né l’altra pretendevano la sconfessione delle proprie idee. A mio avviso i film devono escludere tanti ragionamenti. Da regista occorre secondo me lavorare all’unisono con attori e addetti ai lavori al fine di scoprire e sviluppare emozioni comuni."

bellocchiocast3A.B: Il film si articola in episodi ove sono presenti personaggi forti, intensi, drammaticamente pregni...

M.B: "Lo sento come un obbligo interiore, mi viene naturale cercare sempre di raccontare dei personaggi che si trovano in una profonda necessità di fare delle piccole o grandi scelte, ed è proprio qui che agisce il cambiamento pretendendo un certo coraggio. Questo è il cinema che a me piace fare. Ricordo quando mi proposero di realizzare “Buongiorno, notte”, e in quell’occasione imposi alla produzione di essere libero di agire aldilà di una mera descrizione cronachistica, volevo invece attribuire al personaggio la sopportabilità di una scelta che nella reale storia non c’è stata. Rifiutare una certa ineluttabilità nella vicenda non è in me radicata come imposizione, tuttavia la rielaborazione della realtà mi è quasi necessaria."

Guarda il video

A.B: Volevo sapere dagli attori che cosa hanno portato del loro vissuto sul set, quanto i loro ricordi abbiano influito sull’interpretazione dei rispettivi personaggi.

Alba Rohrwacher: "Posso dire che anch’io avevo un vivido ricordo di un tale caos mediatico in grado di far perdere lucidità e obiettività. Marco Bellocchio ci ha permesso di lavorare su materiale di repertorio, ch’è poi lo stesso che si vede nel corso del film. Quelle immagini erano vive nella mia memoria anche se tante cose, inevitabilmente, non me le ricordavo proprio così come erano accadute. Maria mi ha permesso di riscoprire molti di quei momenti vissuti da facente parte dell’opinione pubblica, quella sensazione di stordimento propria di una spettatrice. E’ stata certamente un’esperienza forte." Guarda il video

Pier Giorgio Bellocchio: "Il dottor Pallido è un personaggio che si arma di improvvisa tenacia, necessaria per condurre la propria missione, preservare la vita della donna che ha in cura. In un certo senso, sebbene in termini diversi, egli esprime quell’eroismo dimostrato da Beppino Englaro, un uomo capace di combattere una battaglia immane contro un’intera Italia e contro delle immagini e delle dichiarazioni politiche di natura propagandistica, quasi penose e patetiche. Per me costituisce il prototipo di eroe moderno, capace di lottare per principi che considera giusti. Lui sì che è un uomo." Guarda il video

Le consuete domande di fine dibattito hanno permesso ai presenti in sala di dissipare dubbi o complessità originatisi dalla visione del film. Una partecipazione attiva e gradevole che ha lusingato il regista, poi intrattenutosi con alcuni giovani appassionati. Assente Maya Sansa a causa di comprensibili impegni, ma non mancherà occasione per discutere in futuro anche con lei riguardo le commoventi storie raccontate da Bellocchio.

 
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