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"E la vita continua": parlano i protagonisti

Scritto da Annalice Furfari   
Sabato 08 Settembre 2012 11:37

mostraUn’opera di sensibilizzazione sociale sul tema della donazione degli organi, voluta dalla Fondazione Trapianti di Milano, costituita dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia. E la vita continua, cortometraggio sceneggiato e diretto da Pino Quartullo, è stato presentato il 6 settembre scorso come evento collaterale alla 69esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nella stessa occasione è stato possibile intervistare il regista e il cast del film, nel quale si distingue un Francesco Pannofino esemplare per la sua bravura e intensità interpretativa.

Pino Quartullo, come mai ha deciso di sposare il progetto promosso dalla Fondazione Trapianti?

In passato ho lavorato a teatro con un attore che aveva problemi al fegato. Quindi conosco bene la questione trattata nel cortometraggio e le conseguenze che una patologia del genere può avere sul lavoro, oltre che la vita, di un interprete. La collaborazione con il professor Girolamo Sirchia e sua moglie Anna Parravicini è iniziata l’anno scorso, quando hanno ideato e prodotto un cortometraggio per incentivare la donazione del sangue, "Rosso Vivo", di cui sono stato uno degli attori. In seguito è nata l’idea di ripetere l’esperienza con la produzione di un lavoro che favorisse la donazione degli organi. L’incarico di curare la sceneggiatura e la regia di questa nuova opera mi ha regalato una gioia speciale. Una moltitudine di storie drammatiche ci circonda ogni giorno, ma siamo così assorbiti da problemi personali che facciamo fatica ad accorgerci del grido di allarme degli altri. Il cinema è un mezzo di espressione privilegiato, che ci fa entrare nelle vite degli altri e ci fa comprendere il loro dolore facendo leva sul potere dell’emozione che genera. Ecco perché era importante produrre questo cortometraggio. Per la sceneggiatura ho individuato un elemento di partenza su cui lavorare: una grande generosità che non riesce a esprimersi, la vocazione non realizzata di un giovane che vorrebbe salvare delle vite. Sono nato e vissuto in una città di mare e così mi è venuta in mente la figura di un bagnino che ha il rimpianto di non essere mai riuscito a salvare un bagnante. L’errore del ragazzo, che non indossa il casco mentre guida la sua moto, lo porta inconsciamente a realizzare questa vocazione. Il combattimento dei sentimenti dei genitori del giovane, che attaccato al respiratore sembra ancora in vita, è una realtà molto frequente nei nostri ospedali e descriverla è materia assai delicata. Ho usato la voce off del giovane bagnino come guida del racconto, per alleggerire i momenti più drammatici e informativi della storia, cercando di rendere più quotidiane e reali le situazioni, senza mai diminuire la valenza toccante dei fatti.

mostra2Francesco Pannofino, lei interpreta il padre di Lorenzo…

Io e la madre, interpretata da Emanuela Rossi, siamo devastati dal dolore, ma alla fine prendiamo la decisione giusta, quella di donare gli organi di nostro figlio perché, nonostante la morte, la vita continui. In Italia non si è ancora radicata la cultura della donazione ed era giusto che il cinema, con la sua potenza espressiva, si prestasse a mostrare e spiegare una scelta intelligente come quella compiuta dai genitori di Lorenzo. Questo cortometraggio tratta un argomento delicato, ma ha il merito di farlo con garbo e leggerezza, senza angosciare.

Ricky Tognazzi, mi parla del suo personaggio?

Sono il “Caronte” della situazione, colui che accoglie, come un angelo custode, il malato e la sua famiglia. Interpreto il dottor Nordiani e ho il compito di introdurre gli spettatori al pianeta di chi sta affrontando delle cure per poter guarire o condurre una vita migliore, un universo che usiamo tenere a distanza, a meno che non ci riguardi direttamente. Il mio è stato un ruolo informativo: spiego cosa si può fare nel Centro Trapianti, come funziona. Quindi, ho dovuto unire all’aspetto emotivo quello didascalico, senza renderlo pesante, e questo è più complicato per un attore. È giusto che i film abbiano un messaggio sociale, che raccontino, attraverso le emozioni, la realtà in cui viviamo, con le sue gioie e i suoi dolori.

Andrea Dianetti interpreta Adriano, il migliore amico di Lorenzo.

Come un novello Mercuzio, ho la responsabilità di convincere i genitori del ragazzo a donare gli organi del figlio, facendo capire loro che questa sarebbe stata l’ultima volontà di Lorenzo. La nostra è stata un’amicizia forte, suggellata nel momento del bisogno. Questo è un altro aspetto valorizzato nel cortometraggio: l’importanza dei legami di amore e amicizia.

 
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