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"Gli sfiorati" - il cast a Roma

Scritto da Fabio Fodaro   
Venerdì 02 Marzo 2012 00:25

sfiorati5Roma, 22 febbraio 2012. La conferenza stampa che ha avuto luogo al Nuovo Cinema Olimpia al termine della proiezione del film Gli sfiorati, opera seconda del regista Matteo Rovere, è stata ricca di spunti interessanti e battute ironiche, che hanno svelato la vera natura e il reale argomento trattato dalla pellicola. La linea seguita da Rovere nel trasporre in immagini le pagine del libro di Sandro Veronesi – come lui stesso dice – è quella di mantenere «una contaminazione fra un genere più leggero e un genere un po' più denso e importante», quindi stazionare su una linea di confine tra la leggerezza di una commedia e la drammaticità che un amore complesso, tra due persone dello stesso sangue (tramite il legame stretto dall'avere in comune il padre), può generare. sfiorati6«Quando ho letto il romanzo», dice Rovere, «avevo l'impressione che la chiave fosse proprio lì, cioè nel confine dell'incontro fra questa leggerezza e questo tema importante, proprio perché, secondo me, la leggerezza non è superficialità e quando si trattano temi diversi si può andare un po' incontro al pubblico come faceva Sandro con me lettore, con un modo di affrontare le cose che è proprio un po' sfiorato». Quindi rimanendo sulla stessa commistione che già l'autore del libro aveva «raccontato venti anni fa nel romanzo con ironia e leggerezza». In questa ricerca della mediazione, l'opera seconda di Rovere è riuscita. Infatti anche Laura Paolucci, che ha sceneggiato il film insieme a Francesco Piccolo e il regista, ha ribadito il concetto di fondo che anima il film, cioè «abbiamo tentato di portare questa sensazione, questa leggerezza nel film perché nello spettatore alla fine fossero messe in dubbio delle certezze».

sfiorati7Un aspetto interessante che Rovere mette in evidenza è la presenza che si è mantenuta dal romanzo alla sceneggiatura «di tutti questi personaggi principali» e secondari: il personaggio di Claudio Santamaria, il personaggio di Michele Riondino, il personaggio di Asia Argento e soprattutto di Andrea Bosca e Miriam Giovanelli. «Per esempio con Asia è nata in modo divertente la lettura di questa Beatrice Plana, un approccio molto ironico, ma nello stesso tempo efficace nel raccontare, se vogliamo, un'insicurezza di una categoria femminile, in quel caso sicuramente molto peculiare e molto particolare, che però in qualche modo è rappresentativa di un tutto. Secondo me questi personaggi presi singolarmente sono individui, ma nel complesso sono un universo umano abbastanza a tutto tondo... cioè avevo la sensazione, leggendo, che tra adulti e ragazzi, fra genitori e figli ci fosse un racconto divertente della contemporaneità... questo insomma mi ha suggestionato e questo è quello che ha aiutato anche il loro lavoro».

Il racconto filmico è basato sull'incontro «un po' misterioso fra due personaggi che non hanno un passato in comune, non hanno nulla in comune che dipenda da loro, tranne una semi-parentela perché hanno questo padre in comune». Per il regista «ragionare un po', divertirsi anche, ironizzare probabilmente su questo incontro sembrava fosse una chiave interessante per fare un film leggero ma non superficiale».

Nei modelli che in qualche modo hanno suggestionato o indicato una via per la messa in scena di Rovere, per esempio nel caso del personaggio di Belinda, «vi è un po' La collezionista di Eric Rohmer», ma in quel caso la protagonista era «molto consapevole e in questo caso molto meno consapevole». Il regista afferma che il suo film è legato a quel tipo di cinematografia che è poi una strada «ultra-percorsa dal cinema europeo», a quegli autori che «sono riusciti a fare una commedia di contenuto». Al regista sembra, a questo riguardo, che vi sia «un'unione fra un impianto visivo, cioè guardiamo la realtà che raccontiamo con questi occhi di realismo in qualche modo, poi però è interessante tentare di costruire storie un po' più universali e di vedere cosa succede nella fusione fra un certo tipo di mondo visivo e invece un certo tipo di storie che sono appunto come questa. Ho vestito quel tipo di regia su questo tipo di storia e in mezzo, secondo me, c'è qualcosa di interessante. Sono molto contento del film».

 
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