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Marco Bellocchio

Scritto da Samuele Pasquino   
Lunedì 19 Novembre 2012 11:31

marco bellocchioMarco Bellocchio appartiene a quella categoria piuttosto elitaria di registi italiani che hanno raggiunto la piena maturità essendo in qualche modo già maturi, consapevoli dei propri mezzi intellettivi ma capaci di rimanere saldamente ancorati a quell’umiltà che li rende saggi e sommi. Mi è stato concesso l’onore di conoscerlo in occasione della proiezione stampa del film “Bella addormentata”, tenutasi il 20 settembre 2012 al cinema Massimo di Torino. Bellocchio è un cineasta che i suoi anni li ha senza dimostrarli: posato nei modi, adrenalinico nel formulare concetti, ponderato nel domandare e rispondere, professore accademico nella mimica e nella ragionevolezza. Dalla sua sensibilità sono scaturite analisi profonde della società che ci circonda in questo nostro Paese a forma di stivale, tradotte successivamente in pellicole d’alto pregio e riflessive nel loro darsi agli spettatori. La scelta di trattare un argomento così caldo (per non dire rovente) e delicato, forte nello sgomento e nell’inevitabilità, come l’eutanasia e il buco nero del coma umano, è stata per il regista non più ardua di altre sue scelte passate: “Buongiorno, notte” (2003), piuttosto che “Sbatti il mostro in prima pagina” e “Nel nome del padre” (entrambi dell’ormai lontano 1972), corrispondono a crude visioni dell’apparato sociale italiano, includendo in esso le piaghe di una politica praticata in Italia con subdole manipolazioni dei principi che dovrebbero regolarla. Nell’incontro organizzato a seguito della visione del film, non sono di certo mancate le consuete domande scomode, alle quali Bellocchio ha saputo rispondere con tatto, loquacità e dirompenza espressiva. Quest’uomo, classe 1939, è sicuramente investito di un’esperienza esistenziale notevole, che ha potuto riversare con abilità e concretezza nella sua carriera cinematografica, rendendo il grande schermo una finestra sul mondo altro, quello che non sempre ci viene mostrato ma che, in sostanza, è insito nella collettività. E’ stato gradevole conoscerlo in un’occasione poco formale, accessibile e sgravata di convenevoli e ruffianaggini. Un breve incontro, in verità, una stretta di mano, sguardi di reciproca conoscenza e una foto a suggellare l’attimo: un ricordo indelebile.

I pugni in tasca (1965)

  • La Cina è vicina (1967)
  • Discutiamo, discutiamo, episodio di Amore e rabbia (1969)
  • Nel nome del padre (1972)
  • Sbatti il mostro in prima pagina (1972)
  • Marcia trionfale (1976)
  • Salto nel vuoto (1980)
  • Vacanze in Val Trebbia (1980)
  • Gli occhi, la bocca (1982)
  • Enrico IV (1984)
  • Diavolo in corpo (1986)
  • La visione del Sabba (1988)
  • La condanna (1991)
  • Il sogno della farfalla (1994)
  • Il principe di Homburg (1996)
  • La balia (1999)
  • L'affresco (2000)
  • Elena (2002)
  • Appunti per un film su Zio Vania (2002)
  • L'ora di religione (2002)
  • Buongiorno, notte (2003)
  • Il regista di matrimoni (2006)
  • Sorelle (2006)
  • Vincere (2009)
  • Sorelle Mai (2010)
  • Bella addormentata (2012)
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