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Nanni Moretti, paladino di un cinema colto

Scritto da Samuele Pasquino   
Domenica 29 Maggio 2011 16:32

fotoNon molto tempo fa ho avuto modo di vedere per la prima volta il film "La stanza del figlio" (2001), scoprendo un grande attore e regista del nostro cinema. Nanni Moretti ha saputo emozionarmi come pochi altri con una storia commovente, drammatica e molto sentita dallo stesso interprete, la cui recitazione si è rivelata estremamente spontanea ed empatica. Decidendo di approfondire la filmografia di questo artista tanto chiacchierato e unico nel panorama del nostro tempo, ho ritenuto opportuno affrontare la visione di altri suoi lavori al centro di discussioni nazionali ed internazionali che si sono protratte a lungo: "Caos calmo" ha rafforzato in me l'idea di un Moretti regista eclettico, colto e molto interessato al mondo che ci circonda, o meglio alle problematiche umane che spesso vengono sacrificate a favore della frivolezza e dell'interesse in altri campi. La messa in scena della tragedia individuale assume nel cinema di Moretti un significato alto, una vocazione, un modo per indurre alla riflessione. Mi sono spinto fino al suo ultimo progetto cinematografico, quell'"Habemus Papam" così originale e sottilmente controverso che ha riscontrato notevole successo al recente Festival di Cannes fra mille applausi e commenti entusiasti, il più bel premio al di là della Palma d'oro. Il consenso popolare corrisponde all'obiettivo finale e Nanni Moretti, che reputo davvero intelligente e dotato di una cultura assai vasta non solo in merito alla settima arte, sa bene come pervenire a tale scopo. Ho ragionato, riflettuto e voluto tornare quasi alle origini dell'arte morettiana, riscoprendo un film non di facile fruizione ma eloquente quanto pochi altri: "Ecce bombo", il suo secondo lungometraggio, vive di atmosfere e percezioni, di polemiche e autocoscienza, tutti aspetti amplificati dal periodo in cui è stato girato, gli anni '70. Al centro della vicenda si colloca la sonnacchiosa turbolenza giovanile tesa alla ricerca dell'impegno intellettuale e di un posto nel mondo, in breve di un'affermazione del singolo non così scontata. Un poco più che ventenne Moretti già si dimostrava maturo e attento alle dinamiche dettate dal comportamento dei suoi coetanei, utilizzando il mezzo cinematografico come occhio indagatore nelle interiorità sociali e storiche ma senza mai sfociare in satira politica. Egli affronta la dura realtà del compromesso e del potere nel 1991, quando interpreta il ministro Cesare Botero ne "Il portaborse", film di denuncia che attacca senza fronzoli e retorica una classe dirigente in preda al caos, prostrata a logiche oscure e all'interesse personale a scapito dell'onesto contribuente. Per un grande come Moretti una semplice definizione risulterebbe inappropriata, un contenitore troppo piccolo per custodire una sapienza cinematografica e letteraria non proprio usuale di questi tempi. Nanni sa essere pungente, decisivo nei suoi discorsi, pragmatico quando serve, idealista ponderato, sincero ma riservato nella gestione della sua immagine pubblica. Sappiamo bene che il nostro paese, l'Italia, è governata dalla mera opinione politica, che veicola i giudizi e i commenti a seconda che il singolo individuo sia di sinistra piuttosto che di destra, ma potendo guardare al di là delle fazioni, lecite ma non necessariamente condizionanti in ognuno di noi, consiglio al fruitore della settima arte di rivalutare il cinema italiano proprio con Moretti. I suoi film possono piacere o non piacere, tuttavia non lasciano mai indifferenti in virtù della loro originalità, delle loro tematiche e della loro capacità di distinguersi, esulando dal bisogno ossessivo di puntare all'interesse commerciale.

 
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