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Miracolo a Milano: l'Italia è questa!

Scritto da Samuele Pasquino   
Martedì 11 Gennaio 2011 22:07

fotoNel 1951 il grande regista Vittorio De Sica consegnò al cinema italiano l'ennesimo capolavoro, "Miracolo a Milano", una fiaba neorealista dal forte impatto sociale. La sensibilità del cineasta più famoso a quel tempo era approdata ad una descrizione profonda di un periodo difficile, in cui l'Italia si mostrava disastrata e impaurita dopo il Secondo Conflitto Mondiale, essendone uscita assai mal ridotta. Ho visto questo autentico capolavoro giusto due sere fa e ho avuto modo di riflettere molto, in riferimento alla situazione attuale del nostro Paese, che rimane sotto molteplici aspetti un bellissimo Paese. Osservando con attenzione ogni singola scena della fiaba firmata De Sica - Zavattini, mi sono reso conto di quante similitudini affiorino. Premetto che non intendo creare polemiche inutili, né toccare una politica che al momento risulta completamente fallimentare nella Nazione a forma di stivale.

La contrapposizione fra il ricco e il povero è un aspetto che nel film appare fondamentale, decisivo, peculiare. Gli anni che seguirono la guerra furono certamente i più difficili per gli italiani, ma consentitemi di far notare che nell'era odierna, globalizzata, apparentemente sicura e tecnologica, siamo certamente andati incontro ad un'involuzione riguardo all'educazione, all'istruzione, alla sensibilità sociale e all'economia. Sarebbe assurdo asserire che ce la passiamo peggio rispetto ai conterranei degli anni '40 e '50, tuttavia una cosa va detta: attualmente i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri! Frase già sentita ma comunque efficace. In "Miracolo a Milano" ciò che colpisce è l'allegria con cui i disadattati vivono la propria esistenza, dimostrando peraltro una solidarietà commovente, pienamente umana. Quest'ultimo valore non si rileva oggi, sembra essersi estinto in favore di una logica palesemente egoistica e soggiocante, che premia chi ha potere ma anche chi ha semplicemente una posizione migliore. Sottolineo che siamo di fronte ad una regressione che ci tocca da vicino, indebolendo un futuro che ci spetta quanto spetta ai nostri figli, generazione sulla quale dovremmo riporre le speranze del mondo. De Sica e Zavattini propongono una fiaba che verte su un ottimismo lecito, propedeutico ed essenziale, per cui con sincerità voglio palesare la stessa sensazione.

L'immagine che vedete rappresenta parzialmente e simbolicamente l'Italia di oggi, o meglio una situazione subdola che sta tristemente emergendo. L'anziano uomo vince la lotteria e riceve come premio un pollo tutto per lui, che divora senza badare alle richieste di chi osserva. La fame (ce lo dicevano i nonni e ora i genitori) è realmente dura e i ragazzi non si illudano di averla sconfitta solo per il fatto di avere due vestiti firmati o un computer portatile a disposizione: la fame è uno spettro, ha colpito nel passato e rischia ahimè di essere ancora più crudele in futuro. In quell'immagine io vedo la disoccupazione, le pensioni magre e quelle evanescenti. Ho riso quando ho ascoltato il magniloquente discorso di Mobbi alla folla dei disperati, sentendo parole come "uguaglianza" e "fratellanza", che possono avere un senso solo per i giusti che le pronunciano. Il nostro tempo latita di uomini coscienziosi, abbonda di voci retoriche e di bocche che addentano il cibo altrui promettendo ciò che sicuramente non sapranno mantenere. Signori, l'Italia oggi è questa!

Samuele Pasquino

 
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