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Pina 3D, un breve viaggio in Italia

Scritto da Samuele Pasquino   
Venerdì 18 Novembre 2011 14:20

pina3dDi recente ho constatato il fallimento in Italia di una pellicola che doveva essere destinata ad aprire le menti dei cosiddetti "appassionati della settima arte" e incantare i semplici fruitori: "Pina 3D", diretto nel 2011 da Wim Wenders, uno dei più abili cineasti europei mai vissuti. Il mio sgomento è stato grande quando ho appreso dati alquanto sconfortanti: la pellicola del regista tedesco, un delicato documentario sul teatrodanza e al contempo potente tributo alla geniale amica coreografa Pina Bausch (scomparsa all'improvviso nell'estate del 2009), è stata proiettata in sole 150 sale dello Stivale (a Torino solamente il cinema Massimo ha avuro il pregio di ospitarla), incassando appena 530.000 euro, una cifra ridicola se confrontata ai risultati di una banale commedia americana. Il 4 novembre, data di uscita ufficiale, e neii giorni successivi, lo spettatore medio ha ancora una volta mancato l'occasione per poter fruire di un fulgido esempio di cultura cinematografica intensa, poetica e commovente, rifugiandosi fra le braccia della pirotecnica industria di spettacolo a stelle e strisce, capace di creare eccelsi esempi di visualità ammaliante ed eccelsi strafalcioni storici pronti a distorcere una realtà passata forse troppo normale per essere descritta, troppo poco spettacolare. Da tempo, ormai, il Belpaese segue la logica hollywoodiana, proponendo nei fantastici Multiplex ogni sorta di meraviglia scenica per famiglie e giovani fruitori di divertimento, intrattenimento e nulla più, pronti a viaggiare con la fantasia senza più riflettere sulla propedeutica del mezzo cinematografico e sul messaggio che poche elezioni su pellicola sono ormai in grado di trasmettere. Il genitore che porta il proprio figlio a partecipare a una battaglia virtuale, cogliendo l'approccio con la violenza visiva e con il personaggio magnetico al centro di una sensazionale avventura non investe produttivamente e umanamente sull'educazione della prole, preferendo l'apatico effetto speciale all'empatia intellettuale. Non intendo tuttavia essere frainteso. Io per primo amo il cinema per le sue infinite caratteristiche e per tutti i generi che esso riesce a proporre, ma la mia critica è rivolta alla priorità che lo spettatore si impone. La volontà di elaborare un riflessivo pensiero dinanzi al grande schermo e a una grande storia ora come ora non sembra esistere nell'ambito di una più generica collettività; il ragazzino dimostra attenzione unicamente verso l'action movie e l'avventura esaltante, senza considerare quei capolavori che hanno scritto la storia del cinema e ancora oggi, in tono minore purtroppo, seguitano a scriverla. Torno pertanto a quell'eccezione artistica che è "Pina 3d", film che ho avuto il privilegio di vedere in anteprima e poi di sostenere con passione. Tale pellicola è approdata nel nostro Paese, trovando un naufragio che riflette la dura e inaccettabile inclinazione dello spettatore italiano alla frivolezza. Lo straordinario lavoro di Wim Wenders avrebbe certamente meritato un'accoglienza migliore, all'altezza di un'artista sensibile e di un cineautore lungimirante. Il compito del critico, dunque, sta nel diffondere e rivalutare la cultura cinematografica insistendo su quei messaggi che un film come "Pina 3d" può comunicare persino alle generazioni future. Lo spettacolo non è tutto, ma a quanto pare ci si accontenta fuggendo dalla vera essenza del cinema coerentemente inteso.

 
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