In Esclusiva ! ! !

giovani creativi e produzioni recencinema

cinema ergo sum - l'editoriale di samuele pasquino logo ritratti d'autore

Questo sito utilizza immagini come utente non esclusivo e i diritti rimangono delle rispettive case di produzione e distribuzione cinematografiche.

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini espressi nella Privacy e Cookie policy del sito. Grazie

Andare Contromano con ironia: incontro con Antonio Albanese e Aude Legastelois

Scritto da Giorgia Colucci   
Venerdì 23 Marzo 2018 17:38

conferenza contromanoMilano, Cinema Anteo, 23 marzo 2018. Contromano non è soltanto il titolo del film di Antonio Albanese ma anche la modalità in cui l’attore, nonché - “dopo 16 anni trascorsi a imparare”- regista ha deciso di raccontare lo scottante tema dell’immigrazione: difatti alla cupezza e alla disperazione della cronaca egli preferisce sostituire una sorta di fiaba, una situazione iperrealista, grazie alla quale il cuore si sostituisce finalmente al raziocinio della retorica.

La scelta di questo film è stata mossa da un desiderio personale, ma in una dimensione sociale” ha dichiarato Albanese a questo proposito, puntando molto sulla leggerezza che permea il paradossale incontro tra i tre protagonisti, Oba, Dalida e Mario. Due immigrati e un borghese educato ma disilluso, ossia “tre solitudini, una scelta e le altre costrette” che finalmente trovano un contatto, secondo le parole del regista. Particolarmente commovente è il ritratto di Mario (Antonio Albanese), che nella prima parte del film rassomiglia nella sua chiusura a quel “borghese piccolo piccolo” a cui diede vita Alberto Sordi, ma che durante il viaggio verso l’Africa è invece capace di “aprire le ali e di aprire il suo sguardo a una serenità diversa”, forse un po' fanciullesca. Sull’interpretazione di Albanese ha speso parole di elogio anche Aude Legastelois, che lo ha descritto come “un attore e un regista generoso, dal quale ho imparato molto” e con il quale è stato facile comunicare, nonostante le differenze linguistiche, poiché “entrambi parliamo il linguaggio degli attori”.

Legastelois per la prima volta ha un ruolo da protagonista e, nonostante l’iniziale disagio nel calarsi nei panni di Dalida, “comprendendone l’umanità”, ne ha saputo dare un’immagine profonda e incredibilmente dolce. Proprio questa dolcezza è ravvisabile nel suo rapporto con Mario, quasi un innamoramento; “Oba è l’uomo che conosce da quando è nata” - ha dichiarato l’attrice francese - “mentre di Mario Dalida si innamora come persona, a livello umano”. Davvero suggestiva è la scena nella quale i due fanno il bagno insieme nel mare, una scena di rinascita, “di gioia naturale” che si è dimostrata la preferita per la Legastolis.Questa è una scena di condivisione” - ha detto Albanese in proposito - “una scena in cui lui tocca e scopre per la prima volta il corpo di lei in questo spazio aperto. Tuttavia, immediatamente dopo, si lascia spazio anche a un dialogo crudo sulla prostituzione delle donne immigrate”.

Dunque, Contromano non è di certo una commedia distante dalla realtà, come evidenziano anche le musiche scritte da Giovanni Guardi, “musiche che tentano di tenersi lontane dagli stereotipi e da tutto ciò che è scontato”. Anch'esse, d’altra parte “contribuiscono a far arrivare con un mezzo di comunicazione popolare, come il cinema, qualcosa su cui riflettere”. Il film di Albanese non ha però soltanto il merito di farci riflettere, ma tenta anche di fornire a questo problema “senza apparente soluzione” qualche contributo: difatti il regista cita con grande ammirazione nel finale del film l’esperienza di Slow Food, che ha fornito a migliaia di famiglie ettari di terreno da coltivare.

Quindi, una posizione propositiva quella di Albanese e del suo team di lavoro, ma nonostante ciò, a chi gli chiede se è spaventato dalle tendenze di chiusura del nostro tempo, non può far meno di rispondere di sì; “mi fanno paura soprattutto i muri. Comprendo le reazioni dure e di dolore, ma credo che bisogna cercare di oltrepassare la sola rappresentazione del dolore e ritrarre i corpi e le persone che provano dolore”.

 
© 2018 Recencinema.it - Dove il cinema è cultura Designed by Serena Dolgetta
Martedì, 21.08.2018
T O P